martedì 27 maggio 2008
domenica 30 marzo 2008
venerdì 2 novembre 2007
Eppur si muove...
La notizia è di qualche giorno fa: uno psichiatra di Palermo, temendo per l'incolumità di quattro minori, ha denunciato all'autorità giudiziaria un proprio paziente - un giovane di 23 anni, zio delle bambine - che durante le sedute gli aveva confessato di non poter resistere all'impulso irresistibile di abusare sessualmente delle proprie nipotine (di 3, 6, 7 e 8 anni). Avviate le indagini, il magistrato ha accartato la veridicità dei fatti, risalenti al 26 dicembre dello scorso anno: mentre gli adulti erano intenti a conversare in sala da pranzo, la nipotina di 3 anni era corsa in lacrime verso la madre, raccontando che lo zio le aveva toccato gli organi genitali. Il giovane, spaventato dalla possibile reazione dei familiari, si era chiuso in bagno non uscendo per tutta la giornata. Nessuno, in casa, aveva capito che il ragazzo molestava le nipotine, ed ai suoi strani comportamenti erano da tempo abituati: ignoranza? Vergogna? Omertà?Sembra comunque che il coraggioso medico non abbia nulla da temere: sul fatto si è infatti espresso il Presidente della Società Italiana di Psichiatria, prof. Carmine Munizza, affermando che quando "ci si trova dinanzi ad un paziente che confessa dei reati, come la pedofilia, l'atteggiamento dello psichiatra è quello di tentare di convincere il soggetto ad ammettere il reato commesso offrendosi magari come 'tramite' per denunciare il reato stesso. Si tenta, cioè, di far acquistare al soggetto la consapevolezza della gravità di ciò che ha fatto''. Ma quando ciò non è possibile allora ''la valutazione resta quella, personale, del professionista. Si tratta cioè di valutare se la confessione del paziente rappresenta o configura una situazione di pericolo immediato o molto probabile per soggetti terzi; in quest'ultimo caso, lo psichiatra può valutare e decidere di segnalare il caso, fermo restando che si assume la responsabilità del proprio atto, che andrà giustificato''.
Mi sembra un grande prova - in controtendenza - di senso civico. E di eroico senso morale.
Non credo dispiacerebbe a nessuno se, anche santamadrechiesa, che sbandiera la moralità ad ogni piè sospinto, facesse proprio questo atteggiamento di rispetto della vita umana. Quanti sacerdoti ricevono la confessione di abusi orrendi, di violenze domestiche - che purtroppo, spesso, finiscono in cronaca - e nulla fanno, trincerandosi dietro un anacronistico segreto confessionale?
Ha più valore la pace dell'anima di una mente malata (ammesso che di questo si tratti...), o l'innocenza dei bambini e l'incolumità dei più deboli, anziani o donne che siano?
Ricordate il bellissimo film di Hitchcock "Io confesso"?
Montgomery Clift è un sacerdote che riceve la confessione di un omicida: per una serie di coincidenze, è lui (il prete) che viene incriminato. Ma non sempre c'è un superpoliziotto come Karl Malden a scoprire il vero assassino.Meno guarentigie, dunque, per i violenti e i criminali, e più pietas per le vittime. Meno segreti, professionali o confessionali che siano, e più giustizia.
venerdì 26 ottobre 2007
Ma si aspetta una standing ovation???
Proprio oggi si commentava il post di Massimiliano a.k.a. Paddock sul desiderio di laicità che sembra essere una delle costanti irrinunciabili, fortissimamente volute, ma di punto accoglimento, in questi ultimi tempi.E, tela chì, la notizia: Benedetto XVI inaugurerà, il prossimo anno accademico a "La Sapienza", a Roma. Per ora, sospendo il giudizio e vediamo cosa succederà il prossimo 30 novembre: terrà una lectio magistralis, chissà se sulla falsariga della lezione di teologia tenuta a Ratisbona lo scorso anno.
Spero solo che sia in visita quale capo di stato straniero, e non quale promoter ideologico (di fede religiosa, o di fede politica, per me, pari son...), in un ambiente poi, come quello universitario, che dovrebbe essere il più libero possibile da qualsivoglia, seppur velato, condizionamento.
In campana!
giovedì 25 ottobre 2007
Nuovo, nuovissimo, anzi preistorico...
Sicuramente sarà una coincidenza... Ma a volte càpita che più input, in questo caso più notizie, abbiano un unico filo conduttore: mi è successo con il concetto di "rinnovamento, novità, largo ai giovani" e via così... Ed allora, ecco che partono le celluline grigie in un disordinato accavallarsi di elucubrazioni che si intrecciano l'una con l'altra.La prima lampadina mi si è accesa nel corso dell'ultima puntata di Report. Si discettava sulle prerogative dei nostri parlamentari (deputati e senatori) in ordine all'immunità. Francamente, pensavo che tale norma fosse entrata nella nostra Costituzione Repubblicana al momento della sua stesura, ed in vigore, quale legge fondamentale dello Stato Italiano che chiudeva così la parentesi monarchica, il 1° gennaio 1948: e invece no!!! Quelle norme sull'immunità sono state prese pari-pari dallo Statuto Albertino, promulgato quasi 100 anni prima (4 marzo 1848!). Agli articoli 37 e 45, il regio documento decretava che "fuori del caso di flagrante delitto, niun Senatore può essere arrestato se non in forza di un ordine del Senato. Esso è solo competente per giudicare dei reati imputati ai suoi membri". Idem per i deputati: in soldoni, a meno che il senatore o il deputato non siano beccati con le mani nella marmellata (ovvero in flagranza di reato), non possono essere arrestati se non su ordine del Senato (o della Camera dei Deputati), essendo questi i soli organismi competenti a giudicarli. Quando si dice il rinnovamento! Suggerisco a chi fosse interessato di andarsi a leggere la trascrizione della puntata di Report in tema di immunità (ogni riferimento a Catanzaro non è casuale), e alle norme in vigore negli altri paesi europei.
Ancora sull'aria del rinnovamento mi ha stuzzicato, ma anche fatto vergognare, il commento del Times sul ddl Levi-Prodi atto a far ricadere tutti i blogs nell'ambito della legge sull'editoria. Titolo: "Assalto geriatrico ai bloggers d'Italia": niente male... E sul tema, ancora, BoinBoing, il 3° blog del mondo, riporta la notizia, sottilineando che nessuno dei ministri si è dissociato. Con tutte queste ventate di "novità" ho fatto una ricerchina: ho aperto il file .pdf del programma dell'Ulivo e ho cercato quante volte, nelle ormai famigerate 281 pagine, compaiano parole con radice "nuov*" (nuovo, nuova, nuovi, nuove...). Sorpresa! 359 volte!
Ragazzi, "c'è qualcosa di nuovo oggi nel sole, anzi d'antico" (ricordate, il buon Pascoli?): be' allora, aridateme il T-Rex!!!
sabato 20 ottobre 2007
L'Ospedale G.B. Grassi di Ostia: parliamone...
Giovanni Battista Grassi, cui è intitolato l'Ospedale di Ostia: medico e ricercatore, riuscì ad individuare nella zanzara anofele il vettore di trasmissione della malaria all'uomoLa notizia di qualche giorno fa, relativa all'arresto di un chirurgo ortopedico e di altre 5 persone indiziate di spaccio di droga all'interno della struttura ospedaliera, ha ri-sbattuto il mostro in prima pagina: quasi che l'Ospedale, con medici, personale infermieristico e non, siano responsabili delle malefatte altrui. E, su questo perverso teorema, è riesplosa la polemica sul Grassi: funziona? Non funziona?
Indubbiamente, preponderante è il peso dell'esperienza personale, ma qualche serena e distaccata considerazione è giusto sia fatta. Il Grassi insta sul territorio del XIII Municipio di Roma, che vanta una popolazione residente di quasi 200.000 persone. A queste va aggiunto: un congruo X di popolazione straniera irregolarmente residente; un Y di "pendolari romani" (coloro che possiedono la seconda casa ad Ostia, che la utilizzano saltuariamente); e poi un'eccezionale Z di affluenza durante la stagione estiva. Ma non finisce qui.
Del Grassi fruisce anche il limitrofo Comune di Fiumicino (oltre 50.000 abitanti!) che non ha una propria struttura ospedaliera sul territorio. E non dimentichiamo Pomezia che, vero, può fruire dei servizi della Casa di Cura -Policlinico S. Anna, ma che con soli 113 posti letto non può certamente sopperire alle necessità degli oltre 60.000 residenti (tra Pomezia ed Ardea).
Probabilmente, questa ridda di numeri crea confusione, anziché offrire chiarimenti: e allora, si pensi che una città come Trieste, con poco più di 211.000 residenti (fonte ISTAT 2001, ma ora saranno sicuramente meno), vanta almeno 4 strutture grandi ospedaliere (e qui vado a memoria).
Fatta questa doverosa premessa, passiamo ai servizi. Non c'è da meravigliarsi che, con un bacino di utenza tanto spropositato (almeno 300.000 persone), la défaillance più evidente si riscontri al Pronto Soccorso: ore di attesa, diatribe interminabili sull'assegnazione del codice di urgenza, e poi ancora altre ore di attesa "oltre la porta rossa", con il paziente al di là del muro, ed i familiari al di qua, senza notizie... Ma credo - obiettivamente - che, fino a che lo spazio destinato al Pronto Soccorso (presumo proporzionale al numero dei medici ed infermieri impiegabili) continuerà ad essere quello che è, il servizio non sia perfettibile.
Ma veniamo ai reparti che funzionano. Di uno solo di quei pochi che citerò ho avuto esperienza diretta, ma non indicherò quale: gli altri mi sono stati segnalati come "ottimi" da terzi (pazienti e/o familiari, medici di altre strutture o città, ecc.) e riporterò il commento o la circostanza. Sarà necessariamente un elenco incompleto: dei reparti che non indico non ho notizie, ma questo non significa che non prestino assistenza egregia.
Indubbiamente, preponderante è il peso dell'esperienza personale, ma qualche serena e distaccata considerazione è giusto sia fatta. Il Grassi insta sul territorio del XIII Municipio di Roma, che vanta una popolazione residente di quasi 200.000 persone. A queste va aggiunto: un congruo X di popolazione straniera irregolarmente residente; un Y di "pendolari romani" (coloro che possiedono la seconda casa ad Ostia, che la utilizzano saltuariamente); e poi un'eccezionale Z di affluenza durante la stagione estiva. Ma non finisce qui.
Del Grassi fruisce anche il limitrofo Comune di Fiumicino (oltre 50.000 abitanti!) che non ha una propria struttura ospedaliera sul territorio. E non dimentichiamo Pomezia che, vero, può fruire dei servizi della Casa di Cura -Policlinico S. Anna, ma che con soli 113 posti letto non può certamente sopperire alle necessità degli oltre 60.000 residenti (tra Pomezia ed Ardea).
Probabilmente, questa ridda di numeri crea confusione, anziché offrire chiarimenti: e allora, si pensi che una città come Trieste, con poco più di 211.000 residenti (fonte ISTAT 2001, ma ora saranno sicuramente meno), vanta almeno 4 strutture grandi ospedaliere (e qui vado a memoria).
Fatta questa doverosa premessa, passiamo ai servizi. Non c'è da meravigliarsi che, con un bacino di utenza tanto spropositato (almeno 300.000 persone), la défaillance più evidente si riscontri al Pronto Soccorso: ore di attesa, diatribe interminabili sull'assegnazione del codice di urgenza, e poi ancora altre ore di attesa "oltre la porta rossa", con il paziente al di là del muro, ed i familiari al di qua, senza notizie... Ma credo - obiettivamente - che, fino a che lo spazio destinato al Pronto Soccorso (presumo proporzionale al numero dei medici ed infermieri impiegabili) continuerà ad essere quello che è, il servizio non sia perfettibile.
Ma veniamo ai reparti che funzionano. Di uno solo di quei pochi che citerò ho avuto esperienza diretta, ma non indicherò quale: gli altri mi sono stati segnalati come "ottimi" da terzi (pazienti e/o familiari, medici di altre strutture o città, ecc.) e riporterò il commento o la circostanza. Sarà necessariamente un elenco incompleto: dei reparti che non indico non ho notizie, ma questo non significa che non prestino assistenza egregia.
- Cardiologia - Un eminente cardiologo di una città del nord, avendo saputo che un proprio paziente (anziano, diabetico e portatore di pace-maker) si sarebbe trasferito altrove, gli ha consegnato una sorta di "Memo" da consegnare al nuovo medico che l'avrebbe preso in cura. Una volta saputo che il paziente sarebbe venuto ad Ostia gli ha detto: "Bene! Il reparto di Cardiologia del Grassi di Ostia è uno dei migliori d'Italia!"
- Ginecologia ed Ostetricia - Una signora, madre già di 2 bambini partoriti al Grassi, pur essendosi trasferita in un'altra città, tornerà ad Ostia per partorire il terzo figlio, "perché sia i medici che il personale sono eccezionali";
- Nefrologia - La madre di un paziente: "Mai ho trovato tanta professionalità e umanità nel seguire mio figlio come al Grassi!"
- Oncologia - Un imprenditore milionario (in euro), che potrebbe avvalersi - per curare il cancro che lo ha colpito - delle migliori strutture pubbliche o private esistenti in Italia o all'estero, ha scelto il Grassi, che ha "veri Medici con la M maiuscola, preparati, aggiornati e dotati di un'umanità che va oltre il mero impegno professionale";
- Otorinolaringoiatria - Dopo oltre un anno di invalidanti "sindromi vertiginose", mai correttamente diagnosticate (né da uno specialista otorino medico militare, né da un pool di super-esperti otorini di una costosissima struttura privata) un paziente ha risolto definitivamente il problema con un'immediata (e corretta) diagnosi ("distacco degli otoliti") e successiva terapia (Manovra di Semont) di un otorino del Grassi.
venerdì 19 ottobre 2007
12 ottobre 2007: il Grande Fratello anche sui blog?
515 anni dopo, il nostro governo ha utilizzato il suo uovo - quello di Colombo... - per rastrellare ancora un po' di sghei. Il provvedimento, proposto in pieno agosto ed approvato il 12 ottobre scorso - il testo è di Ricardo Franco Levi e le vostre opinioni al suddetto, braccio destro di Prodi, potete inviarle qui: levi_r@camera.it - prevede che qualsiasi attività web debba registrarsi al ROC, e cioè al Registro degli Operatori di Comunicazione, facendo dunque ricadere qualsiasi libera espressione di pensiero (blog compresi) nell'ambito della Legge sull'editoria e - gabelle a parte -dovendosi dotare (forse) di una società editrice e di un giornalista iscritto all'albo quale direttore responsabile.
Quando, nel lontano 1948 George Orwell scrisse il romanzo "1984" (invertendo le ultime due cifre dell'anno di creazione), probabilmente non supponeva (o non temeva) di essere tanto preveggente. Il personaggio del Grande Fratello, figura misteriosa ed inquietante del romanzo (un incrocio tra Hitler e Stalin), i cui occhi-telecamera spiano perennemente la vita dei sudditi, sono diventati per noi, purtroppo, una cruda realtà. Non c'è più scampo al controllo sistematico di ogni nostro spazio. Usi il bancomat o la carta di credito? Ti controllo? Usi il telefono? Ti controllo. Usi il servizio postale? Ti controllo: avete mai fatto caso alla dicitura impressa sul lembo di alcune buste: "Lato apribile per ispezione postale", o qualcosa di simile? Ora anche questo piccolo scambio di parole on-line (il nostro blog) pare debba cadere sotto la mannaia del Grande Fratello: saremo registrati (ergo: controllati) anche qui!
Quando, nel lontano 1948 George Orwell scrisse il romanzo "1984" (invertendo le ultime due cifre dell'anno di creazione), probabilmente non supponeva (o non temeva) di essere tanto preveggente. Il personaggio del Grande Fratello, figura misteriosa ed inquietante del romanzo (un incrocio tra Hitler e Stalin), i cui occhi-telecamera spiano perennemente la vita dei sudditi, sono diventati per noi, purtroppo, una cruda realtà. Non c'è più scampo al controllo sistematico di ogni nostro spazio. Usi il bancomat o la carta di credito? Ti controllo? Usi il telefono? Ti controllo. Usi il servizio postale? Ti controllo: avete mai fatto caso alla dicitura impressa sul lembo di alcune buste: "Lato apribile per ispezione postale", o qualcosa di simile? Ora anche questo piccolo scambio di parole on-line (il nostro blog) pare debba cadere sotto la mannaia del Grande Fratello: saremo registrati (ergo: controllati) anche qui!
Autorevoli voci
auspicano che il provvedimento non passi all'esame dell'aula.
Beppe Grillo, sul suo blog, non sembra troppo ottimista. Aspetto con ansia qualche commento incendiario di Marco Travaglio & C. Rimane il fatto che la Casta ci abbia comunque pensato, ed è già agghiacciante...
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