La notizia è di qualche giorno fa: uno psichiatra di Palermo, temendo per l'incolumità di quattro minori, ha denunciato all'autorità giudiziaria un proprio paziente - un giovane di 23 anni, zio delle bambine - che durante le sedute gli aveva confessato di non poter resistere all'impulso irresistibile di abusare sessualmente delle proprie nipotine (di 3, 6, 7 e 8 anni). Avviate le indagini, il magistrato ha accartato la veridicità dei fatti, risalenti al 26 dicembre dello scorso anno: mentre gli adulti erano intenti a conversare in sala da pranzo, la nipotina di 3 anni era corsa in lacrime verso la madre, raccontando che lo zio le aveva toccato gli organi genitali. Il giovane, spaventato dalla possibile reazione dei familiari, si era chiuso in bagno non uscendo per tutta la giornata. Nessuno, in casa, aveva capito che il ragazzo molestava le nipotine, ed ai suoi strani comportamenti erano da tempo abituati: ignoranza? Vergogna? Omertà?Sembra comunque che il coraggioso medico non abbia nulla da temere: sul fatto si è infatti espresso il Presidente della Società Italiana di Psichiatria, prof. Carmine Munizza, affermando che quando "ci si trova dinanzi ad un paziente che confessa dei reati, come la pedofilia, l'atteggiamento dello psichiatra è quello di tentare di convincere il soggetto ad ammettere il reato commesso offrendosi magari come 'tramite' per denunciare il reato stesso. Si tenta, cioè, di far acquistare al soggetto la consapevolezza della gravità di ciò che ha fatto''. Ma quando ciò non è possibile allora ''la valutazione resta quella, personale, del professionista. Si tratta cioè di valutare se la confessione del paziente rappresenta o configura una situazione di pericolo immediato o molto probabile per soggetti terzi; in quest'ultimo caso, lo psichiatra può valutare e decidere di segnalare il caso, fermo restando che si assume la responsabilità del proprio atto, che andrà giustificato''.
Mi sembra un grande prova - in controtendenza - di senso civico. E di eroico senso morale.
Non credo dispiacerebbe a nessuno se, anche santamadrechiesa, che sbandiera la moralità ad ogni piè sospinto, facesse proprio questo atteggiamento di rispetto della vita umana. Quanti sacerdoti ricevono la confessione di abusi orrendi, di violenze domestiche - che purtroppo, spesso, finiscono in cronaca - e nulla fanno, trincerandosi dietro un anacronistico segreto confessionale?
Ha più valore la pace dell'anima di una mente malata (ammesso che di questo si tratti...), o l'innocenza dei bambini e l'incolumità dei più deboli, anziani o donne che siano?
Ricordate il bellissimo film di Hitchcock "Io confesso"?
Montgomery Clift è un sacerdote che riceve la confessione di un omicida: per una serie di coincidenze, è lui (il prete) che viene incriminato. Ma non sempre c'è un superpoliziotto come Karl Malden a scoprire il vero assassino.Meno guarentigie, dunque, per i violenti e i criminali, e più pietas per le vittime. Meno segreti, professionali o confessionali che siano, e più giustizia.


Nessun commento:
Posta un commento